John C. Reilly

La canzone che John C. (la C sta per Cristopher) Reilly canta in Chicago “man of cellophane” sembra adattasi bene al suo fisicaccio un po’ molle e buono: grande, grosso, bambinone, Reilly nel film è un uomo di plastica, un buon involucro per ripararsi e poi gettare via quando è usato. Quella del marito-cuscinetto, che interpreta anche in The Hours, è però solo una variante delle diverse posizioni da comprimario, capace di ricoprire Reilly: agente di polizia, insegnante, riserva di baseball, sergente..., comunque qualcuno che difficilmente si mette in mostra o fa il piacione. Unica eccezione, il cinico e poco convincente collezionista in Criminal, remake del noir filatelico Nove regine.
Reilly, nei personaggi che interpreta, decisamente non è un vincente (il ruolo di “spalla” di Will Ferrer in Ricky Bobby è un modello di dedizione e generosità sportiva), ma qualcuno che sa stare nell’ombra: disposto, quando gli va bene, a sacrificarsi per gli altri, e quando gli va peggio, a rimanere isolato e triste. Insomma uno che ne cinema di John Ford, sarebbe stato l’eterno attendente del fighetto di turno.
Reilly esordisce in Vittime di guerra dove, in mezzo a cattivi quali Sean Penn e John Leguizamo fa il tonto e ottuso Hatcher. Ma è Boogie Nights, qualche anno dopo, a renderlo famoso al grande pubblico, in un ruolo molto inconsueto per lui, che è tra gli uomini meno sessuosi del cinema: il pornodivo. Anche qui fa la spalla di qualcuno (il piccoletto e scattante Mark Wahlberg), a cui si contrappone con modi un po’ surreali e buffi. Molto simpatico nel ruolo di Dusty, il cow-boy cantante a fianco di Woody Harrelson, nell’ultimo film di Altman Radio America.







Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@