Forrest Whitaker

Grazie all’ultimo film (L’ultimo re di Scozia, 2007), in cui interpreta il generale Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda negli anni ’70, Forrest Whitaker ha fatto incetta di premi: Oscar, Golden Globe, British Academy Award, … a coronamento di una carriera di grande visibilità, certo, ma sempre come comprimario, o comunque protagonista di film particolari e periferici. La stessa cosa era accaduta l’anno prima a Philip Seymour Hoffman, per Capote.
Whitaker è un omone di colore, alto quasi un metro e 90 e pesante più di un quintale, con l’espressione sempre mezza addormentata, quasi da ebete, e gli occhi che sembra gli scivolino da un momento all’altro dalle orbite (è molto strabico): può benissimo fare il perfetto idiota o il carnefice, a seconda dei casi. Il suo punto di forza sono le espressioni somatiche: in La moglie del soldato (1992) di Neil Jordan, dove appare all’inizio per dieci minuti, con il volto incappucciato dal naso in su, recita solo con la bocca e tanto basta.

Il nostro, dopo un passato da giocatore di football abbastanza noto nei circuiti universitari, e dopo studi di bel canto come tenore, approda al cinema in una teen comedy che diventerà piuttosto famosa nel suo genere, anche per la presenza di due giovanissimi Nicolas Cage e Sean Penn: Fuori di testa (1982). Ma è solo qualche anno dopo che inizierà a farsi notare, nella parte del giocatore da biliardo che sfida Paul Newman e Tom Cruise in Il colore dei soldi di Scorsese (1986). Nel 1988 è l’anno di Bird, la biografia di Charlie Parker diretta da Eastwood, primo esordio da protagonista in un film di successo: Whitaker suda, si mette in canotta, si fa le pere, piange, vomita, e piange ancora, fa barcollare quel suo corpaccione, e sorride sorride come fosse l’ubriaco più scemo e spensierato del mondo. Lui è magnifico, e grazie anche alla sua impresa, tutto il mondo si renderà conto che Clint non è più soltanto un vecchio cow-boy.
Dopo il successo di Bird, Whitaker non riuscirà a fare altrettanto nel decennio successivo, a causa anche di un fisico che difficilmente può promettergli ruoli da protagonista nel mainstream. Gli anni ’90 quindi procederanno più a rilento. Ricordiamo Pret a Porter (1994) di Altman, in cui fa lo stilista sorridente e un po’ checca, Smoke (1995) di Wayne Wang e Paul Auster, dove interpreta il ruolo assurdo di un meccanico abbastanza scoppiato, con un braccio rotto e un’improbabile moglie strafica, Specie Mortale (1995) dove fa il cacciatore di alieni. A fine decennio una chicca: Ghost Dog (1999) di Jim Jarmush, dove è una sorta di Killer santone, dedito alla meditazione orientale, che alleva piccioni in una terrazza, ascolta esclusivamente musica rap in auto lussuosissime, e ogni tanto viene assoldato per qualche missione pericolosissima che esegue con la massima precisione (versione obesa, delirante e post-moderna, di Le samurai, il film di Jean-Pierre Melville degli anni ’70 con protagonista Alain Delon).

Nel 2000 lo troviamo in film brutto e assurdo diretto da John Travolta, battaglia per la Terra, dove è un alieno verde e barbuto; poi in Panic Room (2002) di David Fincher, dove è uno dei tre ladri che si insediano nella bellissima casa di Jody Foster, e Mary (2005) di Abel Ferrara, dove recita accanto a diversi attori italiani. Infine il successo nella parte di Amin Dada.
Ha fatto molta televisione (tra cui i serial : Ai confini della realtà, The Shield), è vegetariano ed è sposato con una bella moglie. Ha figli con nomi strami, tipo True e Autumn.






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