Joaquin Phoenix

Il 31 ottobre 1993, River Phoenix, giovanissima e lanciatissima stella del cinema, moriva per un’overdose di Speedball in un locale sul Sunset Boulevard. Insieme a lui c’erano Johnny Depp, Frusciante e Flea dei Red Hot, e Joaquin, il fratello allora diciannovenne, legatissimo a River. Quest’ultimo provava a chiamare l’ambulanza, ma i soccorsi non sarebbero riusciti a fare nulla. Quando arrivarono River era già privo di vita sul marciapiede.

I fratelli Phoenix nascono, nei primi anni settanta da una famiglia povera che vive in una realtà un po’ romanzesca: la madre Arlyn Dunetz, è di origine ebrea, il padre John Bottom fa il carpentiere. I due, che sembra si siano conosciuti mentre lei faceva l’autostop, s’innamorano e abbandonano il poco simpatico cognome (assumendo quello di Phoenix, di ben più caro auspicio, in omaggio alla’Araba Fenice) e vita laica per dedicarsi alla fede di una delle tante compagnie religiose che fiorivano in quegli anni (I bambini di Dio, che ebbero una certa fortuna anche qui da noi). I figli che avranno, verranno chiamati con i nomi della natura: River, Rain (interprete di una delle lesbo-cowgirl nel film di Gus Van Saint Cowgirl e attualmente cantante), Summer (la più giovane, anch’essa attrice, sposata con Casey Affleck), Liberty e Joaquin (quello con il nome più normale). River e Rain suoneranno per strada come ambulanti, finché qualcuno s’accorgerà del primo (decisamente più avvenente e particolare della sorella) che ben presto entra nel firmamento di Hollywood. A 15 anni sarebbe già diventato uno dei protagonisti di un film del mainstream, Explorer (1985) di Joe Dante.

I primi passi nel mondo dello spettacolo, il fratello Joaquin, li compie sulla scia di River, in alcuni ruoli televisivi: fisicamente è quasi l’opposto del fratello maggiore: biondino efebico e sano il primo, tormentato chiuso e con un labbro leporino che non gli facilità certo la sicurezza, il secondo. Alla morte di River, Joaquin entra in crisi e vuole abbandonare tutto, ma la famiglia lo convince l’anno dopo a rientrare, e diventa co-protagonista del film che lo rivela, Da Morire (1995) di Gus Van Sant, dove interpreta il ruolo di un liceale che s’invaghisce di una perfidissima Nicole Kidman, la quale lo sfrutta per i propri interessi, deridendolo in una crisi di vanità di potenza. Joaquin, adolescente magrolino timido e sofferente, è perfetto. Due anni dopo è la volta di U-turn di Oliver Stone, dove interpreta il ruolo del ragazzetto di Claire Danes, bulletto e competitivo con Sean Penn. Nel 1999 interpreta il ruolo di un commesso di un locale di porno-gadget in 8 mm di Schumacher, ma il successo arriverà nel 2000, con Il Gladiatore di Ridley Scott, dove interpreta l’imperatore Commodo, acerrimo nemico di Russell Crowe.
In questo ruolo, rarissimo per lui, Joaquin è il cattivo, torbido e incestuoso, che vuole la morte del forte e coraggioso generale, dopo averlo accusato pubblicamente per la morte del padre. Insomma, le peggiori cose. Dopo il film di Scott, Joaquin ha messo su un corpaccione gonfio da giovane alcolizzato (lo è anche nella vita), o da pugile suonato, sempre più scuro e tormentato, ma con la faccia da buono, quello che si sacrifica per l’amico scemo o per salvare il mondo, incassa e sta zitto fino a lasciarci le piume. Lo ricordiamo in: The Village (2004), dove si fa accoltellare dal matto Adrien Brody perdonandolo, in Squadra 49 (2005), dove fa il pompiere tutto cuore e famiglia, che si fa bruciare vivo per fedeltà alla divisa, e nel recente I padroni della notte (2006) dove è il fratello che abbandona il bel mondo, e si fa mollare dalla patatona portoricana (una sensualissima Eva Mendes), per affiancarsi al resto della famiglia di poliziotti in nome della giustizia. Un po’ diverso è il ruolo di Walk the lines (2005), biografia del cantante folk Johnny Cash, che Joquin interpreta ancora una volta con precisione e fedeltà.
In definitiva, Joaquin non è un vero e proprio caratterista, ma una sorta di protagonista outsider, capace di mettersi da parte o di fare da spalla all’attore più famoso, quando le esigenze lo richiedano, o di stare al centro dell’attenzione senza il minimo compiacimento o esaltazione da star system.







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